URBINO

Urbino città ideale, città a forma di Palazzo, città rinascimentale dove però l’antico e il moderno dialogano costantemente. I suoi palazzi, le sue vie, i suoi capolavori quattro-cinquecenteschi incontrano infatti la modernità e la vivacità culturale del mondo giovanile universitario. Urbino quindi città universitaria che conserva intatta nei secoli la sua anima medioevale e rinascimentale. Dichiarata nel 1998 patrimonio mondiale dell’Unesco, la città custodisce al suo interno edifici di straordinaria importanza quali il Palazzo Ducale, la Cattedrale e l’ex monastero di Santa Chiara in un connubio perfetto con il paesaggio appenninico che si apre dagli innumerevoli scorci, sempre nuovi al variare delle stagioni.

Libera da barriere visive e grazie alla sua posizione elevata la Fortezza Albornoz e il Parco antistante, punto di arrivo e di partenza della Raffaello Gravel Trail, offrono una delle più suggestive vedute panoramiche sulla città e i suoi dintorni.  Lo sguardo spazia dal colle di san Bernardino, al monte della Cesana, dall’alta vetta del Catria ai più dolci rilievi del Petrano e del Nerone.

Numerosi artisti, poeti, letterati hanno vissuto in queste terre e tra questi il “divin” Raffaello che nacque ad Urbino il 28 marzo del 1483 e che qui è cresciuto nutrendosi della cultura e dell’arte di questa città, ma anche delle colline, dei monti e degli ameni paesaggi del suo territorio.

URBANIA E IL BARCO DUCALE


Urbania, chiamata anticamente Casteldurante, è un piccolo borgo circondato da miti colline e attraversato dal fiume Metauro. Fu a lungo terra del ducato di Urbino, prima con i Montefeltro e poi con i della Rovere che qui soggiornarono con l’ultimo duca Federico Maria II per quasi mezzo secolo. A Federico da Montefeltro si deve la costruzione del Palazzo Ducale progettato nel 1470 da Francesco di Giorgio Martini e il Barco Ducale costruito negli stessi anni a ridosso di un convento trecentesco dei frati francescani minori. L’edificio era utilizzato dai duchi come parco venatorio per concedersi svago e riposo e dove erano soliti desinare e dormire.

L’attuale struttura è frutto di rifacimenti settecenteschi e l’area circostante anticamente di carattere boschivo, nel corso dell’Ottocento è stata convertita a seminativo.

PIOBBICO E IL CASTELLO BRANCALEONI

Piobbico sorge nella ridente valle creata dai monti Nerone e Montiego. Essa è attraversata da due fiumi, il Biscubio e il Candigliano che nel centro abitato confluiscono in un unico corso d’acqua.

La fortuna di questo paese situato in un territorio ricco di bellezze naturali e paesaggi indimenticabili, si deve alla famiglia dei conti Brancaleoni che dal XII secolo divennero feudatari. Dal primo insediamento posto su un contrafforte del monte Nerone, si spostarono nella vallata dando inizio ad un imponente costruzione che in un primo momento funse da fortezza. Nel corso dei secoli la roccaforte subì tuttavia importanti trasformazioni divenendo in un primo momento castello con borgo fortificato e poi vero e proprio palazzo rinascimentale (Castello Brancaleoni) sull’influsso della cultura umanistica urbinate.

APECCHIO

Al confine tra Marche e Umbria, immersa tra boschi, colline e vallate fluviali, sorge Apecchio che conserva in sé ricordi di antiche civiltà come gli Umbri, gli Etruschi, i Romani e i Celti. Dal Medioevo la città fu dominio della famiglia Ubaldini della Carda proveniente dal vicino castello di Carda alle pendici del monte Nerone. Agli Ubaldini si deve la costruzione del Palazzo rinascimentale oggi adibito a Municipio e progettato da Francesco di Giorgio Martini nella metà del Quattrocento. Ristrutturato negli ultimi anni, in esso spicca il cortile d’onore che risale al 1515 e presenta un porticato con colonne in stile dorico su cui si affacciano le finestre monofore del piano nobile.

Apecchio oggi vanta il titolo di “Città della birra italiana” grazie all’acqua purissima che sgorga dal Nerone e al clima favorevole alla produzione di orzo, che hanno consentito lo sviluppo di tre importanti birrifici.

LA ROCCA DI CAGLI E IL TORRIONE


Abitata anticamente dagli umbri e dai romani, caposaldo in epoca bizantina, distrutta e poi ricostruita in epoca medioevale, Cagli entrò a far parte del ducato di Urbino e fu il Duca Federico da Montefeltro a volere la sua fortificazione. Nel 1481l’architetto senese Francesco Di Giorgio Martini progettò e costruì l’antica Rocca, posta sul colle dei Cappuccini e di cui oggi non rimangono che ruderi. Considerata una delle strutture più innovative dell’architettura militare quattrocentesca, essa fu infatti distrutta nel 1502 dagli stessi cagliesi su volere di Guidobaldo da Montefeltro per sottrarla alla conquista di Cesare Borgia, detto il Valentino. Dell’intero complesso di fortificazione tuttavia è rimasto perfettamente conservato il Torrione, collegato un tempo alla Rocca da un passaggio sotterraneo detto “il soccorso coverto” e ad oggi ancora percorribile mediante 360 gradini. A forma ellittica, il Torrione si snoda su cinque piani collegati da scale a lumaca e termina in un ballatoio aperto, con caditoie e feritoie che si alternavano come strumenti a difesa della città.

Oggi il Torrione è sede del Centro di Scultura Contemporanea.

FRONTONE


Il Comune di Frontone si trova al confine con le province di Ancona e Perugia ed è situato ai piedi del monte Catria che ne fa un territorio ideale per attività invernali ed escursioni estive sui numerosi percorsi naturalistici. La storia di Frontone è legata soprattutto al suo Castello che spicca come esempio di architettura militare medioevale nonostante gli importanti interventi effettuati a metà Quattrocento da Francesco di Giorgio Martini su richiesta dello stesso Duca Federico da Montefeltro che possedeva il Castello e lo aveva difeso dagli attacchi dei Malatesta. Oggi il castello è di proprietà comunale ed è utilizzato per eventi culturali.

Frontone è un luogo circondato da montagne e colline, immerso in una rigogliosa vegetazione che ne fa luogo ideale per lo studio e l’analisi del clima della zona dell’Appennino Umbro-Marchigiano con l’installazione di una stazione metereologica (sorta nel 1954) che è di riferimento per l’Aeronautica Militare e l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia.

FONTE AVELLANA

Nel canto XXI del Paradiso Dante così parla del monastero di Fonte Avellana: «Tra ’ due liti d’Italia surgon sassi, e non molto distanti a la tua patria, tanto che ’ troni assai suonan più bassi, e fanno un gibbo che si chiama Catria, di sotto al quale è consecrato un ermo, che suole esser disposto a sola latria». [«Tra le due sponde marittime (liti) d’Italia, non molto lontano dalla tua patria, s’innalzano (surgon) i monti dell’Appennino (sassi), tanto alti che i tuoni (troni) risuonano (suonan) molto più in basso, e formano una gobba (gibbo) che si chiama Catria, sotto la quale è consacrato un eremo (ermo) che soleva (suole) essere dedicato (disposto) al solo culto di Dio (latria)»]. A parlare è San Pier Damiani che fu fra i primi monaci eremiti che costruirono le antiche celle dell’attuale imponente complesso monastico.

Incastonato alle pendici del monte Catria e circondato da un bosco secolare, il monastero è luogo di silenzio e raccoglimento in cui dialogano sapientemente natura, spiritualità e cultura. Un tempo scriptorium di monaci amanuensi che arricchivano con preziose miniature i manoscritti medioevali, oggi la Biblioteca del monastero ospita oltre 10.000 volumi a stampa, testi sacri e codici antichi.

CATRIA, NERONE, PETRANO


Nel tratto appenninico umbro-marchigiano, il Monte Catria si distingue come cima più elevata con i suoi 1701 m. Insieme all’adiacente Monte Acuto forma un gigantesco massiccio isolato che la gola del fiume Burano separa dal vicino dorso del monte Petrano.  La cima è ampia, spaziosa ed erbosa, mentre i versanti sono generalmente molto ripidi con imponenti pareti rocciose. Sul punto più alto dell’ampia cima sorge una monumentale croce metallica, alta una ventina di metri. Venne eretta per la prima volta il 22 agosto 1901 per volere del papa Leone XIII, a ricordo del Giubileo dell’anno precedente. La croce attuale risale agli sessanta del Novecento dopo che per varie volte le intemperie del luogo avevano abbattuto le precedenti. La presenza del simbolo cristiano in vetta non è frutto del caso, ma eredità di una religiosità antica che considerava il Catria un monte “sacro” alle cui pendici in età cristiana nacquero monasteri e abbazie.

Sul massiccio del Catria è presente anche una stazione sciistica, che si estende interamente nella provincia di Pesaro e Urbino, nel comune di Frontone, con circa 9 km di piste da discesa complete di tre impianti di risalita. In località Chiaserna di Cantiano, ai piedi del monte, è presente oggi una delle principali scuole federali di equitazione dove viene allevato il Cavallo del Catria, una razza che deve il suo nome proprio al massiccio montuoso dove fin dall’anno 1000 è attestata la sua presenza al pascolo. Gli stessi duchi di Urbino erano soliti mandarvi al pascolo i loro esemplari affinchè godessero di ampi spazi incontaminati.

Il secondo rilievo più elevato della zona è il Monte Nerone con i suoi 1525 m di altezza; un imponente massiccio montuoso il cui nome è legato a diverse leggende non comprovate da veridicità storica. Una fra tutte quella che vuole derivare il nome “nerone” dalle fitte nubi nere che sovente si addensano sulla sua cima. Le vedute mozzafiato sulle colline marchigiane, arricchite dai suggestivi paesaggi, e la sua natura incontaminata fanno di questo monte un’autentica meraviglia amata fin dall’antichità. Le prime presenze umane infatti risalgono al tardo neolitico (circa 5000 anni fa), cui seguirono insediamenti piceni, etruschi e romani.

L’ecosistema del Monte Nerone è costituito da una ricca vegetazione e da una presenza notevole di animali di varie specie, ambiente protetto da un parco naturale. Numerose le attività sportive che in tutte le stagioni vengono praticate e su tutte il ciclismo che conta centinaia di appassionati che ogni anno si cimentano con le dure ascese per arrivare in vetta. La parte sommitale della montagna risente dell’influenza dell’uomo, sugli ampi prati che la caratterizzano si trovano due rifugi attrezzati e una stazione sciistica.

Appena fuori dal centro storico di Cagli parte una lunga salita di 10,4 km per arrivare in cima al Monte Petrano che raggiunge l’altezza di 1163 metri. Ciò che caratterizza questo monte dalle vette vicine, è il suo essere un esteso altopiano con una vastità di prati sommitali la cui fioritura primaverile inebria i sensi di qualsiasi visitatore. Da qui si possono ammirare i vicini monte Catria e monte Nerone e i più lontani Carpegna e Sasso Simone godendo di viste spettacolari. La sua tipica conformazione lo rende particolarmente indicato per la pratica di diversi sport all’aria aperta favoriti da percorsi facilmente fruibili dalle pendici fino in vetta.

LA RISERVA NATURALE GOLA DEL FURLO


Le imponenti pareti rocciose del monte Pietralata e Paganuccio, erose e attraversate dal fiume Candigliano delineano all’interno della Gola del Furlo un paesaggio di grande suggestione per tutti coloro che lo attraversano in bici, a piedi, in moto o in macchina. Percorrendo il canyon dal parco della Golena fino alla grande diga costruita nel 1922, si aprono infatti davanti ai nostri occhi scenari unici che si riflettono nelle acque cangianti di un fiume che sembra scorrere senza tempo. A Romani, in particolare all’imperatore Vespasiano, si deve la costruzione della galleria tuttora agibile e che un tempo fungeva da collegamento fondamentale tra la costa adriatica e quella tirrenica. Il termine “Furlo” sembra infatti possedere etimologia latina e provenire dal termine “forulum” e cioè “piccolo foro”.

Dal 2001 la gestione e valorizzazione della Riserva è affidata alla provincia di Pesaro-Urbino allo scopo di rendere quanto più fruibile quest’area che tuttavia è soggetta a politiche di tutela e salvaguardia per la peculiarità della sua flora e della sua fauna. Sono presenti infatti nella riserva fin dai tempi antichi specie protette come l’Aquila Reale e il Falco Pellegrino oltre a migliaia di varietà di piante.